Da imprenditore a vicepresidente: il concreto impegno per il territorio
A poco più di un mese dalla sua nomina a Vicepresidente di Confindustria Emilia, Fabio Tarozzi ci racconta perché ha scelto di accettare questa nuova sfida. Un’occasione per riflettere anche sul mestiere dell’imprenditore oggi: tra responsabilità crescenti, cambiamenti rapidi e il desiderio di contribuire attivamente al tessuto economico del territorio.
Dopo anni di impegno associativo, ha accettato la vicepresidenza di Confindustria Emilia. Cosa l’ha spinta a dire sì?
Accettare questo incarico è per me una naturale prosecuzione di un percorso che affianca da sempre l’attività d’impresa a quella associativa. Credo profondamente nella funzione di rappresentanza industriale, intesa non solo come tutela, ma come occasione per costruire visione, condividere esperienze e creare strumenti utili per affrontare le sfide che il contesto ci pone. Oggi più che mai, in un sistema che cambia rapidamente, serve un’industria organizzata e consapevole, capace di fare sistema. Se posso dare un contributo in questa direzione, sono felice di mettermi a disposizione.
Il contesto attuale è molto complesso: geopolitica, transizione digitale, sostenibilità. Come si può essere oggi imprenditori con fiducia?
Non possiamo fingere che le difficoltà non esistano, ma non possiamo nemmeno permetterci di subirle. Oggi fare impresa significa navigare in un mare aperto, dove le rotte vanno spesso ridisegnate. Serve lucidità, spirito di adattamento, ma anche coerenza nei valori. Credo che la vera forza delle nostre imprese stia nella capacità di trasformarsi senza perdere la propria identità: innovare i processi, aggiornare le competenze, affrontare le transizioni, da quella digitale a quella ambientale, con pragmatismo, senza ideologie ma con visione e metodo.
In che modo il suo percorso personale potrà incidere nel nuovo incarico?
La mia esperienza alla guida di Gruppo B&T mi ha insegnato che le sfide si affrontano lavorando sulle persone, investendo sulla qualità e costruendo reti solide. In questi anni ho avuto l’occasione di rappresentare l’industria meccanica in contesti nazionali come Acimac e Federmeccanica, portando sempre uno sguardo attento al legame tra territori, filiere e manifattura. È questo approccio che intendo portare anche in Confindustria Emilia: ascolto, concretezza, e la volontà di contribuire allo sviluppo delle imprese attraverso strumenti operativi.
Quali sono le priorità su cui vorrebbe concentrare il suo contributo come vicepresidente?
Credo sia fondamentale continuare a lavorare sul rafforzamento delle competenze, sulla diffusione delle tecnologie e sulla capacità delle imprese di collaborare in ottica di filiera. Viviamo una fase in cui la competitività non si gioca più solo sul prodotto, ma sulla capacità di fare ecosistema e adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Dobbiamo essere attrattivi per le nuove generazioni, credibili sul fronte della sostenibilità, capaci di accompagnare le PMI in percorsi di crescita reale. E dobbiamo farlo partendo da quello che siamo: una delle aree industriali più dinamiche d’Europa, che può contare su una manifattura viva, reattiva e orientata al futuro.
La nuova presidente Sonia Bonfiglioli ha parlato di “quinta rivoluzione industriale”. Lei come interpreta questa definizione?
È un’espressione che mi convince, se la intendiamo come la necessità di tornare a mettere la persona al centro, senza rinunciare alla spinta tecnologica. Dopo anni in cui abbiamo parlato solo di automazione e dati, credo sia giusto ricordare che dietro ogni trasformazione ci sono le persone: i lavoratori, gli imprenditori, i giovani che entrano in azienda.
Qual è oggi il ruolo di un’associazione come Confindustria Emilia per il sistema produttivo?
Un’associazione forte è quella che sa offrire strumenti concreti, accompagnare le imprese nei percorsi di trasformazione, creare opportunità di connessione. Ascolto dei bisogni reali delle imprese; servizi costruiti su misura, soprattutto per le PMI; capacità di fare proposte strategiche nei confronti delle istituzioni, a tutti i livelli.